Novembre 2010
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Una domenica iniziata male, con la sensazione di aver dormito troppo, di essere già in ritardo, di avere troppe cose da fare. Una di queste era preparare qualche biscotto, per riempire la latta rossa che ormai è diventata parte dell’ufficio. Tanto più che domani c’è il corso, avremo tutti bisogno di un po’ di conforto. E allora via, sperimentiamo. Quindici minuti per preparare la frolla, poi un’occhiatina allo zenzero che si sta candendo e poi via, verso le altre mille cose. Così è finita che la frolla me la sono dimenticata in frigo, fino a stasera. Ma direi che non ne ha risentito troppo, a giudicare dal primo assaggio…

VANILLAKIPFERL
“I venti non si sa mai quando arrivano, come arrivano. Sono improvvisi e inspiegabili come i moti del cuore. Un istante prima sei calmo, sei sereno ed ecco che ti senti addosso un’agitazione, una frenesia. I venti cambiano cose che erano lì immutate da sempre: spiagge, boschi, ghiacciai. Abbiamo forse anche noi dei venti nel cuore? Qualcosa che quando arriva è più forte di tutto e non vuol sentire ragioni? E’ così penso, pensai, che si diventa pazzi? E’ così che appare di schianto una verità che non conoscevi e non volevi conoscere?
E poi quando il vento s’attenua, si placa, ti guardi intorno e vede che tutto è stato sconvolto, che tutto è mutato, irriconoscibile. L’albero pende spezzato, le pietre sono rotolate via, i vetri infranti, i vasi di fiori in cocci, la fontana zeppa di rami e foglie. Ti volgi intorno e c’è una luce mai vista, spettrale, come se il mondo ricominciasse da lì e tutta quella rovina fosse stata necessaria. I venti dell’anima portano qualcosa come questa luce, ma prima devono trascinarti giù, più giù, perché senza la fine non c’è inizio.” - R. Vecchioni - Il libraio di Selinunte

È amore. Nient’altro da dire. Anni e anni di reciproca diffidenza e poi, quasi all’improvviso… benvenuta, cannella.
“La cannella capace di procurare amici, la cannella dalchini bruna e calda quanto la pelle, per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano.” - C.B.Divakaruni
Tra pochi minuti sarò in macchina in direzione Torino.
Torino, la bella, la grigia, la fredda, compagna di tanti anni di università. Torino delle cioccolate calde da Fiorio, dei toast freddi e deprimenti nelle aule studio, di chiacchiere feroci con i compagni di corso, ad ironizzare sugli esami andati male e sulle delusioni amorose. Torino dell’appartamento da condividere in quattro, delle cene in diciotto seduti per terra nell’ingresso, degli esperimenti culinari, degli esperimenti etilici e dei mal di testa del risveglio. Torino dei tram fetidi e affollati, dove puoi alzare il volume dell’ipod e provare ad immaginare le storie degli sconosciuti che condividono con te un pezzetto di strada. Torino altezzosa ed elegante in Crocetta, colorata e rumorosa a Porta Palazzo. Torino del traffico, del rumore, delle auto parcheggiate in mezzo alla strada. Torino degli ingegneri e degli antropologi. Torino.
E a Torino c’è Cocò, l’amica che ormai sembra l’amica di sempre, ma che in realtà lo è da poco più di due anni.
E stasera saranno di nuovo chiacchiere: non più i docenti universitari, ma i colleghi di lavoro; non più le liti con i genitori, ma con il padrone di casa; altre delusioni amorose, quelle sono una costante.
Torino. E Cocò.
Che altro serve, stasera?
Torno a casa tardi, l’ora di cena è passata da un pezzo. Potrebbe essere stata una giornata qualunque, non fosse per quella punta di amaro in bocca, quel sapore tenue che sa già di nostalgia, quel “buon viaggio” che non ho detto.
“A presto, amica mia. Ammiro il coraggio di questa tua partenza. Ammiro il coraggio del lasciare le radici, del salutare luoghi e volti familiari senza sapere se e quando li rivedrai, del correre a costruirti la vita che vuoi dall’altra parte del mondo.”
Va da sè che in una sera così non si può affidarsi agli avanzi del pranzo, c’è bisogno di qualcosa di confortante, rassicurante.
Devo dire che in cucina ho grandi passioni. “Amo” un sacco di cose, per lo più dai sapori forti.
Un amore recente è senz’altro quello per lo zenzero.

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” - I. Calvino - Le città invisibili

Per me sanno proprio di primavera, di leggerezza, di fiori da rubare e lasciare sui parabrezza. Le ciliegie mi fanno sorridere.

In tutte le ricette, le dosi sono indicative: per esempio nei dolci è quasi sempre indicato più latte di quello che servirà davvero e meno liquore di quello che poi ci metterò.
Anche i tempi di cottura lasciano un po’ il tempo che trovano: il mio attuale forno è discretamente ginnico, cuoce rapidamente.. sempre meglio assaggiare!
Non amo particolarmente i muffin. Non so perchè, sarà che sono grossi e compatti, impegnativi. Una volta però, di ritorno dall’Inghilterra, avevo deciso che avrei provato a cucinare quelli classici con i mirtilli. Ora, io non ho grande esperienza nel campo chimico, anzi.. ma qualcuno mi potrebbe per favore spiegare perché i mirtilli hanno assunto un bizzarro e vagamente disgustoso colore verde-muffa?
Comunque, accantonata l’idea muffin-ai-mirtilli, siccome sono testarda, ho tentato con i muffin al cioccolato.
Una ricetta vecchissima, non la cucinavo più da anni e non ricordo assolutamente quale sia la sua provenienza. Fatto sta che qualche tempo fa, in una giornata particolarmente piovosa, mi è preso lo sghiribizzo di cucinarli di nuovo.
E devo dire che hanno avuto un grande successo. Soprattutto inaspettato.
CHOCO MUFFINS
- farina 300 g
- lievito per dolci 2 cucchiaini e mezzo
- sale 1 pizzico
- cacao amaro in polvere 3 o 4 cucchiai
- zucchero di canna 115 g
- gocce di cioccolato 125 g (va bene anche del cioccolato fondente tritato grossolanamente)
- uova 2
- latte circa 300 ml
- burro 90 g
Lavorare il burro ammorbidito con lo zucchero, fino a che non sarà diventata una crema uniforme. Aggiungere le uova, una per volta, quindi il cacao. Aggiungere la farina setacciata con il lievito e il sale, alternando con il latte per avere sempre un composto cremoso. Infine aggiungere le gocce di cioccolato.
Riempire fino a 2/3 gli stampi per muffin e infornare in forno caldo a 180° per circa 15-20 minuti.
Nelle ultime settimane sono in preda ad una frenesia artistica e culinaria. Non faccio altro che fare la spesa, tagliare, affettare, mescolare, impastare, infornare, eccetera. E beh, mangiare, ovviamente.
Natale si avvicina rapidamente, le idee per i regalini si affollano, dormo sempre meno, il mio conto in banca comincia a lamentarsi e la mia casa si diverte a fagocitare bigliettini e oggetti che, lo giuro, erano proprio su quella mensola fino a ieri!
Allora provo a mettere ordine.
Questa sarà una sorta di archivio mio personale. Ricette, idee, creazioni, emozioni, fallimenti. Tutto qui, pronto per essere riciclato. La maggior parte delle ricette, ovviamente, viene direttamente da Sigrid (manco fosse una mia grande amica), ma non tutte.
In qualche caso ci sarà anche una foto, un racconto, un’impressione. Nella maggior parte dei casi, temo, no.
Quanto durerà? Chissà… La perseveranza non è esattamente la mia qualità più evidente, ma vedremo.